Uno spiraglio di luce

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Ieri in una giornata fredda e piovosa è apparso un inatteso spiraglio di luce.

E’ ovviamente una licenza poetica, una metafora, una vacua convinzione, ma è senza dubbio una speranza compresa e metabolizzata concretamente da tutti i presenti.

Nella fredda e disadorna stanza delle adunanza consiliari, quasi per incanto, come sospinti al risveglio dopo una ibernazione forzata, i nostri concittadini hanno compreso, o comunque questo hanno espresso in quel momento, la necessità di organizzarsi in un gruppo coeso e unitario per risolvere le loro problematiche di categoria.

L’oggetto della discussione era l’annosa problematica demaniale con tutti i suoi risvolti legati alle concessioni disattese, ai sequestri intimati, alle dimissioni dei vari assessori preposti e al progetto discusso ma determinante della Zonizzazione Portuale.

La voce pacata e impostata del sindacalista di categoria, lasciava fuoriuscire delle parole prima sparse e inanimate, che poi però diventavano concetti da profondo conoscitore della materia che erano capaci di convincere l’assemblea, facendo rivivere ad ognuno dei presenti dei flashback di vita tristemente vissuta.

Come sempre accade in queste riunioni c’era dello scetticismo iniziale, dato dal pregiudizio innato nei confronti di chi ti chiede qualcosa in cambio di un servizio, la platea però ha mostrato via via sempre più una maggiore propensione ed un attenzione quasi mai mostrata in altre simili riunioni. Sarà stata anche la consapevolezza della gravità della situazione, della rassegnazione da ultima spiaggia o dell’ultima boccata d’ossigeno prima della imperitura dipartita, ma la sensazione che si è avuta è quella di un netto cambio di approccio: una quasi totale convinzione.

Si potrà facilmente ribattere che è un effimero risultato, un piccolo segnale e che quindi non si può considerare un cambio di approccio. Sarà senz’altro vero, ma è comunque un segnale che nel piattume generale emerge come una vetta insormontabile.

Il desiderio dello scrivente è proprio quello di evidenziarne il risultato e poi di incoraggiarlo e di sponsorizzarlo. La nostra situazione, e quando dico nostra, intendo quella della nostra isola e del complesso delle sue categorie economiche e merceologiche  in generale, non ci lascia altra via.

Un problema di una categoria si riverbera inevitabilmente sulle altre; Mi piace pensare alla nostra economia come una catena in cui un anello regge quello successivo, ma viene retto da quello precedente e se uno di questo si spezza la nave va inesorabilmente alla deriva.

E’ una sfida grande e una forzatura della nostra forma mentis, dobbiamo mettere da parte il nostro atavico qualunquismo e la comune  ipocrisia di maniera. Il desiderio di trovare delle scorciatoie per risolverci il nostro problema personale provoca e purtroppo ha provocato, lo sgretolamento della società e del Sistema Ponza.

Un ottimo imprenditore in un sistema modesto ed insufficiente continua ad essere un modesto imprenditore con modesti guadagni, un modesto imprenditore in un sistema ottimo sarà sempre un modesto imprenditore ma con guadagli di livello sicuramente più interessanti.

Questo per dire, come in una equazione matematica,  che se lo stare insieme serve ad emergere,  il dividersi serve esattamente al suo contrario. Spesso, e gli antichi romani in questo erano dei maestri, il tentativo di divisione è indotto e serve proprio a creare quella logica qualunquista che ci sta’ stritolando.

 

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