nov 20
E’ omai tempo, parecchio tempo, che sul nostro blog non si affronta alcun argomento e non c’è più alcun tipo di scambio.
Si chiedono in tanti se a Ponza non ci sia più una coscienza critica, se questa stasi, questa quiete innaturale è il risultato di una regolarizzazione dei problemi isolani o solo il suo scientifico rifiuto, se la nostra associazione continua ad esserci o come dicono i nostri denigratori “Ponza c’è”; forse non c’è più.
Ma mentre si discutono e si analizzano tutti questi possibili scenari, il mio pensiero va oltre, e spero in modo condiviso, rielabora quanto visto fin’ora e cerca di trovare una soluzione adeguata ai numerosi problemi emersi.
Sarebbe oggettivamente facilissimo continuare con la contrapposizione dura e ferma verso chi colpevolmente, in maniera molto discutibile, amministra questo territorio. Ma la riflessione, il buon senso, oggi mi dice che bisogna modificare le nostre strategie.
L’isola, tutta l’isola, ha bisogno di altro. Siamo sicuramente in un periodo complesso e difficile, che ulteriormente si aggrava, in una piccola realtà disorganizzata come la nostra.
Ritengo che oggi dobbiamo accantonare l’orgoglio e l’antagonismo preconcetto e mettere in campo una nuova idea di sviluppo condivisa. Una fase di pacificazione sociale che possa far emergere quei desideri e quelle peculiarità che ci uniscono, tralasciando gli aspetti che ci dividono.
Dallo scontro gli opposti schieramenti si compattano e si perdono di vista le finalità per le quali si è combattuto. Oggi dobbiamo cambiare visione e prospettiva, noi dobbiamo porci come operatori di progetto e di programma. Dobbiamo diventare la coscienza critica dei nostri amministratori e i referenti della cittadinanza. Dobbiamo elevare le nostre idee e i nostri obiettivi e tentare di condizionare in positivo le scelte importanti che ci capiteranno.
Propongo a tutti gli aderenti a Ponza C’è, a tutti i cittadini ponzesi ed anche a chi è un nostro avversario politico di esprimersi su questa nuova linea strategica e avvalorare o disapprovare questa tesi.
Voglio dire a chi pregiudizialmente vede questo come una retromarcia, una resa, che la mia convinzione è dettata da una consapevolezza, il momento è tale che l’alternativa a questa presuntuosa o velleitaria idea non produrrà dei vincitori o dei vinti ma purtroppo una comunità, una economia, un’isola distrutta.
Il nostro gruppo, ha buone idee, passioni e competenze e certamente non si farà sfuggire questa determinante finalità, per la quale tutti, a suo tempo, ci eravamo messi in ballo; il bene di Ponza.
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Scritto da Francesco Ambrosino