A queste domande, quasi quotidianamente ogni uno di noi tenta di dare una risposta.
Come accade per la Nazionale di calcio, dove tutti si sentono potenziali allenatori, anche in questa materia ogni uno ha la sua ricetta salvifica.
E’ chiaro ed evidente che la materia è complessa e che per cercare di fare un quadro generale sarebbe necessario avere notizie, informazioni contabili certe. Ogni famiglia pianifica le proprie spese in funzione di quello che dispone. Ma oggi il mio ragionamento, vuole andare oltre queste problematiche tecniche che non appassionano nessuno, tranne chi deve, per lavoro, far quadrare i conti.
Vorrei analizzare macroscopicamente gli eventi economici dell’ ultimi decenni, per giungere spero ad una risposa che possa adattarsi anche alle esigenze locali.
Siamo cresciuti, almeno quelli della mia generazione con uno Stato assistenziale che assumeva nella Pubblica Amministrazione oltre il normale bisogno; La Politica dal canto suo, si prodigava per trovare sistemazioni ai propri elettori, aumentando ulteriormente questo popolo di pubblici dipendenti poco motivati e preparati. Insieme a queste pazze assunzioni, abbiamo assistito a enormi sprechi di denaro pubblico per lavori pubblici, infrastrutture, emolumenti da nababbi per i manager di stato, aziende pubbliche colabrodo, diarie e stipendi milionari per politici ed affini, finanziamenti pubblici a partiti, giornali, enti e quant’altro.
Tutto ciò portava, ovviamente il nostro debito pubblico a gonfiarsi a dismisura, la nostra inflazione correva, ricordo i tassi di interesse sui B.O.T e C.C.T. al 14% . Chiari segni di una economia in forte crisi.
Poi però la nostra bella Italia è stata chiamata ad un passaggio direi fondamentale della sua storia, aderire al trattato di Maastricht e successivamente alla moneta unica.
Oggi mentre da una parte c’è l’ombrello comunitario a protezione della nostra economia, dall’altro c’è un costante, assiduo controllo sulla spesa pubblica.
Questa interferenza esterna, impone dei parametri rigorosi di spesa, di assunzioni, di debito pubblico ecc.
La nostra condizione è cambiata, tutte le certezze che si erano consolidate negli anni vacillano e nuova prospettive future si affacciano all’orizzonte. E’ il momento delle scelte e dell’abbandono degli aiuti di stato come unico obiettivo. Lo Stato non può, la Pubblica Amministrazione non può, la Politica non può più, autonomamente risolvere i problemi singoli se non perfettamente uniformati in un contesto generale. C’è inoltre, il Federalismo, ventilato prima, ma poi sempre più adottato nei fatti, che prevede un trasferimento dei fondi proporzionato alla capacità contributiva dell’Ente. C’è ancora, la cancellazione dell’ICI.
Sarebbe a questo punto mortificante e inoltre, fortemente ingiusto, se si contrapponesse a questa nuova situazione di fatto, solo un’ ulteriore tassazione dei cittadini residenti, per rimpinguare le ormai collassate casse comunali.
Si dovranno rivedere sostanzialmente le linee programmatiche di sviluppo e di reperimento fondi di un’isola come la nostra. Non possiamo più attendere che la Regione, la Provincia, lo Stato pensi ai nostri bisogni. Potremmo contarci, forse ancora per ciò che attiene i servizi sociali essenziali, la Sanità, la Scuola, in parte i Trasporti, ma per il resto ritengo che si debba sempre più intraprendere la strada dell’autofinanziamento, dell’investimento pubblico-privato, dei progetti di finanza.
La nostra condizione di isola volta al turismo potrebbe rivelarsi, in questo nuovo scenario, una fortuna enorme per noi. E’ necessario però, che si intraprenda questa strada, e che si portino a regime proposte, idee, programmi per una rivisitazione generale dei nostri servizi.
C’è molto da fare in diversi settori, il demanio ad esempio può e deve essere il volano di questa nuovo corso, il suolo pubblico, i parcheggi, i servizi ai dipartisti, gli itinerari naturalistici e archeologici, gli approdi e i servizi ai crocieristi, la raccolta differenziata, e anche perché no, le fonti energetiche alternative.
Tutte queste misure, analizzate con cognizione e adottate con rigore, possono tradursi in occupazione e fonti di guadagno per il Comune.
Perché non intraprendere queste strade? Perchè non provare? Quali sono le controindicazioni?
Sembra chiaro che il futuro passa per queste scelte, se non si volessero intraprendere bisognerebbe dire per quali ragioni non farlo. Potremmo trovarci difronte a due risposte entrambe poco edificanti per i nostri amministratori. Non aver compreso queste elementari dinamiche o non essere in grado di porle in essere. Qualche malizioso potrebbe obiettare, che esiste anche una terza possibilità, quella per la verità, più pericolosa e grave, evitare di intraprendere queste nuove iniziative per non modificare consolidati interessi ( anche personali ).
Certamente queste indicazioni saranno facilmente verificabili. Non a me , ma a tutti voi un domani dovranno dar conto di quanto si è fatto.
Ad oggi registriamo semplicemente che come avrete modo di analizzare voi stessi nelle pagine del nostro OSSERVATORIO, si è deliberato solo ed esclusivamente proponendo aumenti ovunque era possibile farlo.
Con buona pace delle belle idee e propositi !!!!!
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